SARS-CoV-2 e DPI

COVID-19 DPI anti COVID19 Mascherine Chirurgiche SARS-CoV-2

FACCIAMO CHIAREZZA

Eccomi qui, nuovamente in notturna, alle prese con studio e analisi di tutti i decreti che nelle ultime due/tre settimane hanno scosso il nostro Paese e che in maniera trasversale, inevitabilmente, abbracciano tutti i settori lavorativi e la vita comune.

Giornali, riviste di settore, e-book e siti internet di qualsiasi genere e tipo perseverano a pubblicare indicazioni e pareri; alcuni a carattere sicuramente tecnico, altri con indicazioni sommarie e fuorvianti.

Durante il giorno siamo continuamente alle prese con valutazioni verbali/telefoniche con Datori di Lavoro, Dirigenti, colleghi RSPP, colleghi CSE per valutare la scelta migliore sulla eventuale ripresa e/o prosecuzione dell’attività lavorativa sulla scorta della effettiva valutazione del rischio e soprattutto delle misure preventive ma sicuramente anche protettive da mettere in campo.

Ho ritenuto opportuno riportare quanto segue per tentare di far chiarezza e condividere con tutti Voi eventuali proposte che possano essere effettivamente costruttive e concrete.

La domanda che accomuna tutti i datori di lavoro è quali siano i dispositivi di protezione individuali più adatti da adottare, oggi, in azienda.

Si parla principalmente di “mascherine”, ma dobbiamo focalizzare l’attenzione anche su occhiali di protezione e altri DPI.

Per poter procedere all’analisi, sulla scorta di suggerimenti altamente costruttivi pervenuti anche da Linkedin, ho cercato di recuperare tutta la documentazione ufficiale presente in rete e per chi non lo conoscesse, vi suggerisco di consultare il seguente link http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-sanitario/emergenze/coronavirus/normativa-emergenza-coronavirus.

All’interno della pagina trovate tutte le disposizioni ufficiali e ripeto, ufficiali, che lo Stato con tutti i suoi ministeri e reparti oggi ha pubblicato.

Interessante vero? Leggete e spulciate tutti i documenti come ho fatto e, come me, (salvo errori di interpretazione) riuscirete ad apprendere tantissime informazioni importanti ma soprattutto riuscirete a capire quanto, ad oggi, le misure di contenimento siano ancora incerte tanto per gli operatori sanitari quanto per il lavoratore che per la vita comune di tutti noi.

Sicuramente non possiamo dar colpa a nessuno per questo, anzi, dobbiamo ringraziare per l’impegno che tantissime persone, tecnici e ricercatori dedicano allo studio e sviluppo di conoscenza su questo “cattivissimo” virus che ci sta cambiando la vita e non sappiamo ancora per quanto.

Spero che abbiate investito, a questo punto, un po' del vostro tempo nella lettura di tutta la documentazione e quindi arriviamo al sodo:

Per la gran parte delle imprese oggi l’esposizione al rischio Sars-COV-2 è un rischio esogeno per l’azienda, non caratteristico dell’attività produttiva ma al quale, per la situazione contingente, il datore di lavoro non può che farsene carico, quindi, avrete già compreso come per il sottoscritto è inevitabile che venga eseguita la rivalutazione del rischio includendo nel rischio biologico anche questo specifico virus.

Non possiamo che eseguire l’analisi sulla scorta della documentazione ad oggi a disposizione e sicuramente arriveremmo tutti la medesima identificazione delle misure preventive e protettive, ovvero quelle dettate e consigliate dal Ministero della Salute.

Per quanto concerne le misure preventive si identificheranno tutte le soluzioni consigliate e non solo (per le quali per brevità di trattazione non identifico) e come misure di protezione l’adozione degli adeguati dispositivi di protezione individuali che devono essere congruenti che la specificità del virus.

Di quali caratteristiche parliamo?

Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, è stato suggerito che la via di trasmissione da uomo a uomo del Coronavirus SARS-CoV-2 sia attraverso goccioline respiratorie (“droplets”) o per contatto di superfici contaminate (specie le mani) con le mucose (occhi, naso, bocca). Molto interessanti sono le “Indicazioni ad interim per un utilizzo razionale delle protezioni per infezione da SARS-CoV-2 nelle attività sanitarie e sociosanitarie (assistenza a soggetti affetti da COVID-19) nell’attuale scenario emergenziale SARS-COV-2’, aggiornato al 28 marzo 2020, elaborate dal Gruppo di Lavoro ISS Prevenzione e Controllo delle Infezioni” e vi invito a leggere, dalle quali sicuramente farete chiarezza sulla conoscenza di quanto noto del virus a livello nazionale e non. Verrete confusi sull’uso e tipologia di protezione delle vie respiratorie che gli operatori sanitari devono utilizzare.

Ma arriviamo al dunque, viene espressamente indicato che la protezione deve avvenire con DPI – Dispositivi di protezione individuale – ma molto spesso si scrive che è possibile utilizzare le mascherine chirurgiche rinviando nelle note l'uso delle stesse perchè consigliate ed in ogni caso in funzione delle disposizioni dell'azienda sanitaria di appartenenza.

Quindi, se negli ospedali i medici possono utilizzare le mascherine chirurgiche ovvero mascherine prodotte in deroga così come disposto dal Art. 15 D.L. 17 marzo 2020 n. 18, perché non è possibile utilizzare le stesse mascherine anche sui luoghi di lavoro e più in particolare nei cantieri temporanei e mobili per le attività che espongono i lavoratori ad una vicinanza inferiore ad 1 metro?

Domanda corretta e ragionevole, sulla scorta delle seguenti valutazioni:

  • La probabilità di elevata concentrazione del virus è sicuramente in ospedale quindi di gran lunga inferiore in azienda o in cantiere
  • A pag, 17 delle “indicazioni ad interm…” elaborate dal Gruppo di Lavoro ISS si scrive: “I dati attualmente disponibili non supportano quindi la trasmissione per via aerea di SARS-CoV-2, fatta eccezione per i possibili rischi attraverso procedure che generano aerosol se eseguite in un ambiente inadeguato (non in stanza di isolamento con pressione negativa) e / o in caso di utilizzo di dispositivi di protezione individuali (DPI) inadeguati. È probabile per contro che la trasmissione attraverso il contatto con superfici contaminate, in particolare nelle immediate vicinanze di un paziente COVID-19, abbia un ruolo, mentre quello via aerosol rimane ancora una ipotesi (16) solo sperimentale”

Ancora, proseguendo, si legge “Pertanto, per un principio di precauzione, CDC ed ECDC, in situazioni di scenario epidemiologico non emergenziale che preveda la sufficiente disponibilità di DPI, raccomandano l’uso di filtranti facciali DPI in tutte le pratiche di tipo assistenziale diretto in pazienti COVID-19, con priorità nei confronti di operatori sanitari a più elevato rischio poiché impegnati in procedure assistenziali a rischio di generazione aerosol”.

  • Quanto al punto sopra è sicuramente indicato per le strutture sanitarie/ospedaliere quindi non interessa tutti gli altri settori lavorativi?
  • Possiamo non utilizzare la mascherina?
  • Ma a distanza inferiore di un metro, per la quale comunque è ragionevole prevedere un avvicinamento tra due colleghi per uno scambio di documenti, modelli, anche inavvertito? Anche per errore?
    • interviene il decreto che precisa l’obbligo delle protezione per distanze inferiori ad un metro e genericamente, con la deroga all’uso di mascherine non marchiate CE ovvero prodotte senza certificazione.

Al mio parere da RSPP ed al relativo consiglio di non adottare mascherine non certificate e di acquistare le FFP2 e/o FFP3 senza filtro, si contrappone quanto stabilito dal Decreto che consentirebbe di andare in deroga alle disposizioni dettate dal TU – D.Lgs 81/08, (almeno questa è la parte nota a tutti del decreto) e sulla quale si sta ragionando..

Sfogliamo velocemente una delle Circolari del Ministero della Salute del 18/03/2020 e leggiamo che nelle Ulteriori misure di protezione a favore dei lavoratori e della collettività in riferimento all’Art. 16 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, argomentando sulla possibilità e modalità di produzione delle mascherine e analizzando la distanza interpersonale di un metro, chiarisce:

  1. La disposizione in parola consente a tutti gli individui presenti sul territorio nazionale, a cui è comunque richiesto di rispettare le disposizioni in tema di distanziamento sociale e le altre regole precauzionali introdotte in ragione dell’emergenza Covid-19, di utilizzare, a scopo precauzionale, mascherine filtranti che per la loro destinazione non si configurano né come Dispositivo Medico né come DPI.
  2. Resta inteso che tali mascherine non possono essere utilizzate durante il servizio dagli operatori sanitari né dagli altri lavoratori per i quali è prescritto l’uso di specifici dispositivi di sicurezza.

Sulla scorta di quanto emanato ufficialmente, credo che sia chiaro definitivamente a tutti che:

  1. Il lavoratore non può essere considerato un “individuo” quando è sul posto di lavoro;
  2. le imprese devono consegnare al lavoratore esclusivamente Dispositivi di Protezione Individuali – precisando che gli unici specifici DPI possono essere quelli marchiati CE in riferimento alla specifica norma di protezione (es. EN 149:2010)
  3. le imprese non hanno deroghe sull’adozione dei DPI – credo che sia correttissimo ed ovvio a garanzia della salute del lavoratore ed anche della tutela del Datore di Lavoro in relazione alle sue responsabilità penali

 

Mi auguro che, in ogni caso, quanto analizzato, possa costituire uno spunto di riflessione.

I dubbi che tuttavia rimangono irrisolti sono:

  • Vista e documentata l’evidente efficacia dei DPI – FFP2 e/ FFP3 - stiamo effettivamente tutelando gli operatori sanitari?
  • Viste le necessità di DPI e non “mascherine chirurgiche” per la protezione degli operatori sanitari e non solo, che senso ha emanare un decreto che stanzia importanti centinaia di migliaia di euro per produrre “mascherine – non mascherine”?
  • Non sarebbe stato più efficace disporre un decreto che imponesse la produzione di FFP2 e/o FFP3 senza filtro, così da immettere sul mercato prodotti realmente efficaci? Così facendo perseveriamo nel rallentamento della ripresa. Le imprese, ad oggi, se per necessità o obbligo devono proseguire e chiamare in campo i propri lavoratori, si vedono costrette ad esporre questi ultimi ad un elevato rischio di contagio ed il DdL ad una importante esposizione penale.

La valutazione sopra esposta, nella pretesa di essere esclusivamente una analisi e riflessione personale, è basata sulla convinzione dello scrivente che il Dispositivo di protezione Individuale è cosa ben diversa da un dispositivo medico; il primo è a garanzia della protezione delle vie respiratorie del lavoratore, il secondo non permette esclusivamente la diffusione di quanto ho addosso con tutti i limiti legati al corretto uso ed alla limitatissima durata in termini di tempo d’uso. Cosa serve all’operatore sanitario in “trincea”? Cosa serve al lavoratore in “trincea”?

Sprecare tempo ma soprattutto denaro per qualcosa di inefficace, oggi, potrebbe portare ad un aumento della diffusione del contagio negli ospedali e nei luoghi di lavoro con conseguente aggravio della spesa? Credo che facendo un passo indietro e riformulando alcune disposizioni del decreto si investirebbe realmente in un futuro migliore.


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